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Un marito davvero esemplare

 

Siamo in un luogo imprecisato dell’Italia settentrionale o meridionale; comunque da qualche parte sicuramente (a volte, non è sempre un bene approfondire), nel periodo che va dalla fine del secolo XIX all’inizio del secolo XX. In tale loco, in una città di provincia del Regno d’Italia, stava il procuratore del Re (quello che oggi potrebbe essere definito Procuratore della Repubblica). Egli era uomo assai rispettabile, molto legato alla famiglia, sempre pieno di premurose attenzioni nei confronti della moglie di cui non dimenticava certo il giorno del suo compleanno, del suo onomastico e naturalmente alla domenica pomeriggio, la portava nei Café più In della città in modo che la donna potesse sentirsi valorizzata e soddisfatta.

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Anche i figli non erano assolutamente trascurati e nessuno poteva dire male del padre in quanto egli provvedeva per loro fino nei minimi dettagli; scuole costose, seguiti negli studi anche a casa. Una bella casa, molto gradevole; i ragazzi avevano la loro cameretta nonché la tata che si occupava di loro. Pure il personale addetto alla pulizia e manutenzione dell’abitazione era perfetto, tutto all’insegna della massima efficienza; insomma, tutto era a posto e il padre soddisfatto, si muoveva con una buona coscienza in quanto non vi era nulla da biasimare in lui, questo se lo sentiva di dentro per cui di conseguenza, si sentiva perfettamente tranquillo.

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A volte, quando ci si muove con una buona coscienza in maniera troppo disinvolta, può succedere che si abbassi il “senso critico” delle nostre azioni, le quali dovrebbero essere equilibrate appunto da esso e che dovrebbe in un certo senso, fungere come bilanciere e difesa immunitaria a livello morale. E’ bene ogni tanto chiedersi: “Ma quello che faccio è giusto o no? E se è giusto, perché lo è? (o viceversa).

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Questi interrogativi di carattere introspettivo (rivolti più alla nostra persona che non a quella degli altri), aiutano molto a migliorare se stessi o perlomeno, ci aiutano ad evitare errori che potrebbero avere grandi conseguenze, molto spiacevoli; diversamente, dando per scontato che tutto quello che si fa è giusto, viene meno il nostro auto senso critico perché non è più esercitato in quella direzione così che ci si potrebbe trovare all’improvviso, impantanati in chissà quali situazioni impreviste, sgradevoli da cui, molto difficilmente (se è ancora possibile) se ne potrà uscire.

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Per tornare a questo signore, immerso in uno stato di totale serenità e non a torto, se si considera che la sua famiglia aveva tutto, trova egli cosa naturale concedersi ogni tanto qualche svago e poiché, lo dice anche il proverbio: l’erba del vicino è sempre la più buona, gli viene cosa naturale andare a prendere questa erba (in fondo, se è più buona….).

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Naturalmente l'erba non deve essere necessariamente di qualcuno ma potrebbe anche essere libera anzi, se la donna è libera ( perché è di quella che stiamo parlando), non ci sarà il rischio di affrontare qualcuno con la spada o con la pistola, assistiti magari dai padrini come era d’uso all’epoca; in fondo, a nessuno piace essere cornuto e a quei tempi chi lo era, a volte reagiva così.

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Queste erano le circostanze che di tanto in tanto, potevano venirsi a creare alla fine dell‘800 e inizio dell‘900 negli ambienti bene dell’alta società e non sono poche le persone che ci hanno rimesso la pelle per colpa di questi giochetti.

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La mente umana a volte, è un po’ contorta; all’epoca infatti, se un uomo di un certo livello sociale non aveva l’amante, faceva la figura di uno che non era abbastanza uomo ovvero, una bruttissima figura; però se si faceva l’amante, ancora non andava bene perché qualcun altro poteva trovare da ridire (magari il marito cornuto) insomma, un bel problema. Che fare per fare la cosa giusta?

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Se poi questa amante metteva al mondo un bimbo, sarebbe stata la vergogna totale per lui, per la moglie, per l’amante e soprattutto per il bimbo che avrebbe avuto il suo futuro completamente ipotecato e rovinato (eppure, chi l’aveva messo al mondo, aveva dimostrato di essere uomo o meglio, maschio). Dopotutto è risaputo (sono esperimenti che si possono ripetere in continuazione per dimostrarne la veridicità), che se un uomo e una donna vanno a letto insieme, qualcosa potrebbe succedere in quel senso per cui stupirsi e scandalizzarsi dopo, è davvero fuori luogo.

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Come ci insegna Pirandello, a volte tutti sanno solamente è, che quelli che sanno, non devono sapere che chi sa, sa pure che anche gli altri sanno (sembra complicato ma in fondo è semplice). Praticamente detto in parole più povere, può succedere di tutto e anche che la cosa non sia del tutto segreta, purché non avvenga lo scandalo perché con lo scandalo, nessuno può più far finta di non sapere. E’ quello che fa la differenza, una differenza tale che per questa, qualcuno potrebbe anche morire.

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E’ curioso che fatti come quelli che stanno per essere raccontati ora, in un epoca attuale, possono divenire addirittura motivo di vanto (forse siamo meno ipocriti che un tempo?) mentre gli stessi fatti in altra epoca, erano considerati vere e proprie tragedie.

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Tornando al nostro personaggio, quello che amava molto la moglie e la sua famiglia e nel contempo, passava i pomeriggi della settimana (non della domenica) nei vari letti delle sue amanti che frequentava a rotazione, la vita trascorreva del tutto serena, alternandosi fra un impegno e l’altro nelle sue mansioni e prestazioni. Con la discrezione e la massima di Pirandello che ti raccomanda di evitare lo scandalo, non vi erano problemi; in fondo i mariti delle sue amanti erano uomini di mondo, come lui del resto, e se davi loro la possibilità di fingere di non sapere, ovvero evitavi lo scandalo, tutto era O.K.

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Purtroppo come dice il proverbio però, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e anche se tutto sembra perfetto, ecco che appare il solito quid machiavellico che non avevi previsto, che non potevi prevedere e che rovina tutto. Questa persona, appartenendo alla classe alta della società, con un titolo nobiliare che a quell’epoca valeva ancora di più che un nutrito conto in banca ( c’era pure quello) era a contatto con persone veramente importanti, a contatto con famiglie veramente prestigiose, come a dire che era di casa con quella gente. In uno di questi diciamo…incontri, ha la possibilità di conoscere una ragazzina appartenente a una di queste famiglie altolocate, fra le più prestigiose del Regno.

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All’epoca le ragazze, anche della classe sociale alta, non erano smaliziate come ora; credevano che i bimbi li portasse la cicogna così che, considerando l’arte dell’abbordaggio che il nostro uomo aveva sviluppato nel tempo, dopo molta esperienza nel settore, fu per lui davvero una passeggiata convincere la ragazzina a conoscere insieme a lui per la prima volta, la gioia del Il Tempo Delle Mele.

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La ragazzina era bambina solo a livello psicologico e intellettuale in quanto ancora ingenua ma non fisicamente infatti, dopo quella esperienza con il nostro personaggio, che per lui aveva un’importanza del tutto marginale, rimane incinta e da lì, incominciano i guai. Poiché il fatto si svolge in un clima di assoluta discrezione, la prima cosa a cui pensano i genitori della ragazza, fu quella di evitare lo scandalo come unica soluzione al problema e questo, gioco forza, a discapito del nascituro che di tutta la faccenda, malgrado fosse il risultato, non aveva avuto la minima partecipazione; quante cose ci saranno a seguito di quel nascituro che viene concepito così, come un evento marginale della vita del nostro protagonista.

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La ragazzina viene allontana dalla famiglia in cui vive (per lei ora, incomincia il tempo del dopo mele) e trasferita presso contadini fidatissimi, con la scusa che non era troppo in salute e quindi doveva stare in campagna per respirare aria buona; quando qualcuno andava a trovarla, soprattutto all’inizio che ancora non si capiva la sua condizione, le facevano mettere un lungo abito molto largo, per nascondere meglio e alla fine, gradualmente, evitarono ogni forma di contatti con altra gente, finché non avvenne il lieto evento (in fondo era davvero un lieto evento perché un’altra vita era chiamata all’esistenza); era una femmina.

 

 

La ruota

Non appena nata, venne lavata e curata alla perfezione, ricevette tutte le attenzioni necessarie, venne vestita di tutto punto, adagiata delicatamente in un piccolo cestino di vimini e il tutto venne abbandonato su una ruota presso un convento di suore…… la procedura era tipica.

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Queste suore avendo fatto voto di non frequentare il mondo ( da una parte si esagera in un senso e dall’altra, in un altro), non potevano vedere in faccia chi faceva le offerte; se qualcuno faceva l’elemosina, metteva il dono sulla ruota suonava il campanello e andava via. Le suore giravano la ruota onde far arrivare il vano con il dono all’interno dell’edificio, senza sapere chi fosse l’autore dell’offerta, in perfetta sintonia con la massima evangelica: “che la tua mano destra non sappia cosa ha fatto la sinistra”.

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Questa massima si rivela utilissima anche per nascondere gli scandali, soprattutto di questo tipo. Infatti le suore a volte anziché trovare cibo, avevano la sorpresa di trovare un bel bambino o bambina che per un elementare senso di dovere morale, avrebbero dovuto accudire e mantenere.

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E fu così che la bambina venne allevata dalle suore…… tutte ragazze appartenenti a famiglie nobili che operavano una misericordia mirata alla salvezza dell’anima e che all’occorrenza, sapevano essere d’aiuto più che altro ad altre famiglie nobili in questo senso ovvero, la prevenzione di eventuali scandali.

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Esse, ben sapendo tutta la verità circa quel lieto evento, erano come delle tombe; di loro ci si poteva fidare al 100% e non solo, avrebbero avuto cura della piccola fino a che non sarebbe stata in grado di provvedere a se stessa….. I genitori della ragazza avevano si le loro debolezze ed erano vittime di una mentalità e di un costume sociale, ma non erano cattivi; a modo loro pensavano alla figlia che seguivano da lontano, sempre con massima discrezione naturalmente.

 

 

 

L’epidemia

Nella città in cui si svolsero i fatti, si abbatté una terribile epidemia di tifo che fece molte vittime. Anche la figlia figlia illegittima, ormai quasi tredicenne, si ammalò gravemente ma guarì e si rimise completamente. Quando era ammalata, in uno stato di semi incoscienza, ricorda come in un sogno di una signora sconosciuta, molto elegante, completamente vestita di bianco, un largo cappello bianco pure quello, con una retina che le scendeva per coprirle la parte superiore del viso.

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Stava seduta al suo capezzale passando intere giornate e a volte, intere notti a vegliare su di lei. Questa persona la guardava con molta ansia e tenerezza; la ragazza, malgrado la sua semi incoscienza, la osservava senza parlare, come ne fosse completamente affascinata.

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Non appena però la ragazza si riprese completamente, della misteriosa dama bianca nemmeno più l’ombra. Invano chiese alle suore presso le quali viveva dicendo: “Ma chi era quella signora che stava seduta al mio capezzale quando ero ammalata”? Le suore rispondevano con burbera benevolenza: “Ma di quale signora stai parlando? Qui non c’è mai stato nessuno altrimenti c'è ne saremmo accorte tutte; sicuramente quello che hai visto è stata la conseguenza di quel grande febbrone da cavallo che per poco non ti portava all’altro mondo.

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"Piuttosto ringrazia il Cielo che sei guarita, non tutti hanno avuto la tua fortuna e ora non correre più dietro alle tue sciocche fantasie”. La ragazza che certo non era una stupida, sapeva benissimo che quella era sua madre, e sapeva che i suoi genitori erano persone importantissime dell’alta società perché i doni che riceveva dall’esterno, che divideva con tutti, non erano paragonabili a quelli che ricevevano le sue compagne che vivevano la sua stessa condizione, delle quali possiamo ben dire: “compagne di sventura”.

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Fu allora che decise, in modo irrevocabile, di attivarsi una volta uscita dall’Orfanotrofio, a scoprire chi erano i suoi genitori; questo unicamente allo scopo di avere la soddisfazione, niente altro, di sapere di chi era figlia. Un volta uscita dall’Orfanotrofio con la sua qualifica di Infermiera, in grado di mantenersi da sola, incominciò con metodo e perseveranza, malgrado gli innumerevoli sforzi di dissuasione delle suore a rinunciare all’insano progetto, la sistematica ricerca dei suoi genitori.

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Come un detective degno dei grandi personaggi che affollano gli attuali schermi televisivi, seguì la strada dei vari indizi che recuperava di volta in volta con domande, a volte interrogazioni alle persone più vicino alla vicenda e più coinvolte. A volte le bastava un mezza frase, una espressione del viso più intensa, perché facesse le sue congetture e da li, avanti a procedere in quella nuova direzione. Questo tipo di ricerca la porterà per finire, a contattare un signore molto importante.

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Questa persona importante che trovò sul suo cammino a seguito delle sue ricerche, sicuramente sapeva molto della vicenda e forse poteva aiutarla per cui non disperava di ottenere qualcosa in più da questo nuovo personaggio spuntato all’orizzonte e così, senza indugio, partì alla volta di quella città, in cui stava tale persona.

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….Finalmente arriva a destinazione; con il cuore in gola si fa annunciare e subito dopo, viene fatta accomodare in una sala d’aspetto. Dopo circa mezz’ora di anticamera, la ragazza venne fatta accomodare nell’Ufficio di quella persona la quale, non appena la vide, le mostrò subito una sincera ed affettuosa simpatia; la fece accomodare su una poltrona davanti alla sua scrivania, le chiese se gradiva qualcosa e poiché la ragazza era stanca del viaggio ed era a digiuno da parecchie ore, le fece portare un cappuccino caldo e una brioche. Intanto che lei mangiava, il personaggio la guardava con grande interesse; parlò con lei di molte cose, dei suoi progetti ecc. Ella si sentiva completamente a suo agio con quella persona dai modi cosi gentili; davvero non si sarebbe aspettata di essere trattata con tanta benevolenza. Al termine del colloquio, dopo averle chiesto se desiderava ancora qualcos’altro da mangiare, la salutò affettuosamente rassicurandola che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarla nelle sue ricerche.

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La ragazza molto incoraggiata dal suo atteggiamento, se ne andò via dall’Ufficio più sollevata, sentiva che da li a non molto, sarebbe riuscita a sapere qualcosa. Fece per scendere l’elegante e maestosa gradinata delle scale che conducevano all’uscita, che sentì uno sparo. Immediatamente torno sui suoi passi, da dove proveniva la deflagrazione ovvero, dall’Ufficio di quella persona molto gentile. Entrò e la vide riversa sulla scrivania con un foro alla tempia, il braccio destro penzoloni e in mano la pistola ancora fumante.

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Si accorse del cassetto aperto dal quale spuntavano alcune lettere; istintivamente ne lesse una e rimase come scioccata; …questa persona, il Procuratore del re, era suo padre il quale vedendo che la figlia gli si era avvicinata troppo, preferì togliersi la vita
…….La ragazza, a seguito di questo, decise di sospendere definitivamente le sue ricerche, restando con la sua curiosità soddisfatta solo a metà nel timore che anche la madre, una volta individuata, facesse la stessa cosa che purtroppo aveva fatto il padre.

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In seguito la ragazza si sposò ed ebbe diversi figli i quali a loro volta ebbero altri figli; ogni volta che nasceva un ragazzino (figlio e in seguito nipote), la famiglia del nascituro, riceveva un pacco con un cospicuo dono, da provenienza ignota. Un bel giorno però, più avanti nel tempo, quando nacque ancora un altro ragazzino, inspiegabilmente in quella famiglia non arrivò nessun pacco, nessun dono..... Si venne a leggere sui giornali, proprio in quel periodo, che una nobildonna appartenente ad un ceto molto elevato dell’alta aristocrazia italiana, era deceduta in avanzatissima età.

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