inseguimento

 

 

 

Mappa Del Sito

 

 


Ascolta il racconto

Due tipe intraprendenti

 

Siamo in Italia, precisamente verso la fine degli anni ’60 e inizio anni ’70. In una città del Nord nel mondo studentesco si vive e si respira una certa elettricità quasi palpabile, che per finire condizionerà quasi tutti i pensieri e di conseguenza le azioni, dei nostri personaggi.
Nelle scuole superiori due ragazze frequentano gli studi insieme, sono bravissime; la loro forma mentis sembra fatta proprio per studiare e per avere ottimi risultati; per questo i loro genitori ne sono fieri.

 

Esse vivono questo periodo della loro vita in modo davvero intenso, e poiché siamo negli anni ’70 come si è detto, considerando che sono ragazze sveglie, che leggono i giornali e si tengono informate sui vari fatti sociali e politici, li commentano, li approvano o disapprovano, è chiaro che non stanno ai margini, ma si sentono e sono protagoniste e, vivendo un momento particolare che si può definire storico, partecipano alle varie manifestazioni di piazza di carattere politico e sociale, cosa che caratterizza molto quell’epoca; così che, fra una canzone dei Beatles e un’altra di Bob Dylan, le notizie del telegiornale circa la guerra nel Vietnam solidarietà per la rivendicazione dei diritti operai, o contro la guerra, le assemblee studentesche, l’autogestione, la rivolta studentesca e naturalmente gli studi condotti in modo davvero proficuo, le ragazze trascorrono il tempo intensamente, studiando e partecipando alle manifestazioni di piazza, credendo così di poter cambiare il mondo in meglio o perlomeno, migliorarlo un pochino.

 

E’ curioso notare che l’essere umano, anche quello che vuole sinceramente portare delle migliorie nella società, ha difficoltà a capire che tutti i problemi hanno una unica fonte; l’egoismo e non le varie etichette o bandiere. Considerando quindi che l’egoismo è un male di tutti (sarebbe davvero puerile dire che gli altri sono egoisti e noi no), chi vuole veramente migliorare qualcosa, dovrebbe incominciare prima a migliorare se stesso, cercando di diventare altruista (questa è la grande sfida, la vera Jihad). Solo che fare questo, sembra non dare le stesse soddisfazioni ed emozioni che invece si possono provare ad esempio, nel ripararsi dietro alle barricate, dopo aver magari tirato addosso alla polizia le pietre recuperate dal selciato.

 

 

Ragazze con molti interessi

 

Le attività di carattere sociale e politico comunque, non erano che una parte molto marginale delle loro occupazioni; questi impegni scaturivano da tutto un loro modo di essere e di fare e del contesto sociale di quell’epoca. Tali ragazze nutrivano anche altri interessi, forse di tipo più personale. Intanto essendo assai brave in lingua straniera soprattutto in inglese, veniva naturale per loro che l’attenzione per questo Paese, l’Inghilterra, fosse al massimo; oltre tutto all’epoca, in tale nazione,

vi erano dei giocatori di calcio (soprattutto uno) assai prestanti fisicamente oltre che essere assolutamente inglesi d.o.c. (il che non era poco) che facevano impazzire il pubblico femminile di allora. Evolvendosi il concetto in questo senso, tali ragazze non potevano limitare la loro passione anglosassone solamente sui libri scolastici, ma assolutamente dovevano fare qualcosa di più, era una cosa che veniva da se.
A seguito di tutto questo, ecco quindi manifestarsi l’esigenza (quella ufficiale), di perfezionare ulteriormente questa lingua e come? Andando e vivendo per qualche periodo in quel posto, in Inghilterra, al fine di acquisire la pronuncia perfetta (oltre che contattare personalmente il famoso giocatore di calcio, avere l’autografo e forse….chissà), questo perché tale lingua doveva essere pronunciata in modo assolutamente impeccabile, esattamente come uno di madre lingua inglese.

 

 

Par condicio

 

Quello che risulta difficile da capire è perché, quando un inglese viene in Italia e pur se non riesce a parlare bene l’italiano, magari sfasa qualche accento lasciando in tal modo trapelare la sua origine anglosassone, non fa brutta figura ma anzi, una bellissima figura tanto da creare attorno a lui o lei ( dipende se uomo o donna), un alone di fascino e di interesse molto particolari in quanto straniero, ma soprattutto, perchè inglese. Chissà perché non è la stessa cosa per un italiano che va in Inghilterra e, a causa di qualche accento non pronunciato a regola, lascia trapelare la sua origina latina.
Eppure, se un inglese che non parla troppo bene l’italiano, fa bella figura in Italia anche quando parla male l'italiano, dovrebbe essere la stessa cosa per un italiano che non parla troppo bene l’inglese in Inghilterra; ecco un buon soggetto e argomento di studio, per un appassionato di sociologia o di psicosi collettiva.

 

Comunque sia, le due ragazze che certo non si perdevano in queste quisquiglie ed elucubrazioni mentali, un bel giorno decisero senza indugi di lasciare la casa natia, e con la motivazione ufficiale di perfezionare l’inglese, più altre motivazioni collaterali di carattere del tutto personali, partirono per l’Inghilterra; collocati da una Agenzia che si occupava di queste cose, ebbero un soggiorno di studi in tal Paese.
Le due ragazze una volta in Inghilterra, per prima cosa contattarono il giocatore di calcio e dopo snervanti attese (non erano le uniche fans di quella star calcistica) riuscirono ad avere l’autografo. Una delle due ragazze, forse la più posata, si ritenne soddisfatta e terminato il soggiorno studi, rientrò in Italia dai suoi genitori con il suo piccolo trofeo, l’autografo del calciatore.

 

 

Un tipo che non demorde

 

Per l’altra ragazza invece, decisamente molto più spinta della sua amica, quello era soltanto il primo passo, l’inizio; ella voleva ben altro da quel giocatore di calcio. Fu così che iniziò soprattutto per i genitori di quella ragazza, una specie di calvario perché finito il periodo di soggiorno stabilito dall’Agenzia, la ragazza non volle tornare in Italia come fece la sua amica (il suo obiettivo era semplicemente quello di sposare il calciatore) e continuò a sostare, assieme ad altre ragazze infatuate come lei, davanti all’abitazione dell’atleta a volte anche per tutta la notte.
Quasi sempre succedeva che al mattino, il giocatore uscendo dalla sua abitazione di corsa con la tuta per fare allenamento, vedeva sempre davanti al suo portone di casa queste ragazze che lo cercavano, quasi non ci faceva più caso; col tempo, accorgendosi che più o meno erano sempre le stesse, quando la cosa non gli dava sui nervi, per educazione, faceva loro un breve sorriso o un cenno di saluto; quando invece per motivi suoi, non era tanto nella giusta nota, aveva reazioni tutt’altro che di simpatia.

 

In effetti bisogna anche capire che quando una persona è assediata quasi tutti i giorni, anche se per motivi di amicizia e ammirazzione, la cosa può diventare estremamente stressante e fastidiosa nonché, estremamente imbarazzante. Malgrado che questa ragazza era bravissima negli studi, forse aveva qualche problema nella matematica, in particolar modo nel calcolo probatorio; non teneva conto della probabilità.
Per quel calciatore le cose erano viste da tutta un’altra prospettiva; la ragazza per lui, altro non era che una delle tante fans che gli stava dietro. Dal punto di vista umano questa persona, il calciatore, era un uomo come tutti gli altri, ma dal punto di vista sociale, non era per niente come gli altri; di ragazze infatuate di lui e bellissime come lei, ce n’erano molte pertanto, pur essendo assai bella ed attraente (cosa sulla quale lei puntava molto), questa ragazza non aveva una probabilità su un milione di stabilire con l’atleta, un rapporto personalizzato tanto più che questo atleta, aveva già i suoi legami affettivi.

 


Lei era per lui, era soltanto una delle tante ragazze che al mattino, quando usciva per gli allenamenti, si trovava sempre sotto il portone di casa che per educazione, quando era di buon umore, salutava. Il calvario per i genitori e per la ragazza, incominciò a prendere forma in modi diversi, La ragazza incominciava a provare gradualmente, una grandissima frustrazione perché era si riuscita a stabilire una conoscenza personalizzata con l’atleta, ma niente di più; tuttavia non demordeva. I suoi genitori invece, cominciavano a sentire una sottile e terribile angoscia per la loro unica figlia di cui non avevano neppure l’indirizzo. Infatti una volta finito il soggiorno studi la ragazza, per poter continuare a soggiornare in Inghilterra, si vide costretta a trovare un lavoro come barista in uno dei tanto locali londinesi e affittarsi, con altre ragazze per dividere le spese, locali piuttosto umili o piccole locande che non erano certo a 5 stelle. Se per qualche motivo cambiava di domicilio (e quando se lo ricordava), lo faceva sapere ai suoi genitori rassicurandoli che tutto andava bene, che non c’erano problemi, che quanto prima sarebbe tornata a casa e cosi via.

 

 

Sembrava la fine di un incubo e invece…

 

Fu così che una ragazza, con un avvenire brillante e bellissimo davanti a se, di buona famiglia, adorata dai suoi genitori, stimata da tutti quelli che la conoscevano, corteggiatissima dai ragazzi, si ritrovò quasi a mendicare qualche gesto di simpatia da parte del giocatore, che immancabilmente se la ritrovava ovunque, all’uscita di casa, in palestra ecc. e a fare lavori massacranti, non certo remunerativi ne gratificanti solo per poter soggiornare in Inghilterra e inseguire un sogno.
I genitori in una di quelle rare volte che la contattarono telefonicamente, riuscirono a convincerla a fare ritorno in Italia, quasi non ci credevano.
Andarono ad aspettarla all’aeroporto con grande eccitazione; finalmente quella avventura che era durata anche troppo per i loro gusti, era terminata ma il peggio purtroppo, doveva ancora arrivare. Una volta scesa dall’aereo in mezzo ai loro genitori che se la tenevano stretta fra le braccia, si mise a piangere dicendo : Voglio ripartire subito e tornare in Inghilterra, che cosa ci sto a fare qua in Italia? E’ la che voglio stare.

 

Al padre sembrò che gli crollasse il mondo addosso; questa ulteriore mazzata non se l’aspettava più. Fece finta di non sentire e in qualche modo raggiunsero il taxi.
Purtroppo, dopo qualche giorno appena, la ragazza se ne riparti nuovamente per l’Inghilterra lavorando sempre come barista in locali del posto e sperando sempre nel suo sogno impossibile. A seguito di questo, il padre si ammalò in modo serio,
La ragazza dal canto suo, dopo tutta una serie di peripezie lavorative per sbarcare il lunario, rinunciò al suo sogno impossibile ma non rivenne in Italia, anche se il suo obiettivo non si era realizzato. Almeno la era in Inghilterra, un Paese decisamente più In che non l’Italia, o forse si sentiva in colpa sapendo che suo padre si era ammalato e faticava a fare mente locale con quella nuova e sgradevole realtà?

 

Il padre in Italia infatti, sempre più disperato per la figlia per la quale aveva puntato tutto, e per la quale aveva ben altri progetti che non saperla lavorare in locali non ben definiti per pochi soldi, dalla mattina alla sera, si ammalava sempre più. La figlia invece si arrabattava come poteva da un Fast Food all’altro per pagarsi la pensione che condivideva con altre ragazze occasionali….

 

 

L’uomo giusto al momento giusto

 

Ecco che per finire conosce un ragazzo, naturalmente inglese D.O.C. (almeno quello) con il quale sente una certa empatia (o più semplicemente, simpatia), parlano volentieri insieme. Il ragazzo, quando viene a sapere che questa tipa era italiana, concentrò maggiormente il suo interesse su di lei; non gli pareva vero di frequentare una ragazza proveniente dal Paese del Sole per eccellenza, dove la cucina è ufficialmente riconosciuta come la migliore nel mondo (senza nulla togliere a quella francese, cinese o americana).
Un Paese riconosciuto anche come il re della canzone e del bel canto, della tipica canzone napoletana con la sua storia e tradizione; il festival di S. Remo ecc. Nei secoli scorsi, il bel canto era riconosciuto come cosa prettamente italiana, tanto che era un fatto naturale per i musicisti del epoca, anche se stranieri, scrivere i titoli dei loro brani in italiano, come anche i segni di espressione; adagio, forte, allegro, pianissimo ecc., un po’ come avviene oggigiorno in senso contrario, per il Computer dove tutto viene scritto in lingua inglese.

 

Per finire questo inglese, come incominciò a parlare di matrimonio con la sua ragazza italiana, la prima cosa che mise in chiaro era che una volta sposati, sarebbero venuti a vivere definitivamente in Italia (per i genitori finiva un calvario che durava da circa sei anni). Basta uscire di casa sempre con l’ombrello e l’impermeabile, basta con gli hamburger, patatine, fast food, pasta che sembra colla, cielo e mare sempre grigi ecc.; per questo ragazzo inglese iniziava una nuova vita: sole, spaghetti al sugo di pomodoro, oppure al ragù, o ancora alla matriciana, o alla carbonara, tagliatelle all’uovo, magari fatte in casa, agnolotti e lasagne nonché pizze, dalle quattro stagioni alla mare e monti e vini pregiati. Un mare sempre blù e un cielo sempre azzurro, con un bel sole (quando non piove) e tutto questo, assieme ad un pittoresco, chiassoso e caotico disordine con i sui soliti disguidi ed intasamenti burocratici, tipicamente latini …a cui basta chiudere filosoficamente un occhio.

 

Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player

Commenta il Racconto

Valid HTML 4.01 Transitional

giulio
Giulio...

starnuto

Indice Racconti

barracerchi