tradizione

(Tratto Dal Libro: Presidi, Professori, Alunni & Genitori)

 

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La scuola di oggi

 

Una cosa curiosa, che in un certo senso fa riferimento all’argomento precedente in cui si è accennato che sovente a dettare legge , è la mentalità partorita da un determinato ambiente, e non dal ragionamento libero da condizionamenti psicologici i quali potrebbero essere dettati da chissà quali moventi.

A volte tali condizionamenti sono talmente ripetuti e siamo talmente abituati a vederli (anche se non hanno una vera logica) che alla fine, tanto per fare un esempio, troviamo naturale e tipica la figura di contrasto fra l’insegnante che ama il suo lavoro, che ha delle idee e voglia di fare e il capo di Istituto che, chissà per quale ragione, lo contrasta in ogni modo; lo vediamo nei film e sceneggiati televisivi dove il regista, buon osservatore della società, cerca di imitare e riportare nei suoi sceneggiati, quello che nota nella realtà circostante.

Lo possiamo notare nel libro Cuore dove il capo di Istituto, che nello sceneggiato televisivo è interpretato da Leo Gullotta, è sempre in contrasto, e a volte in modo pesante, con un insegnante il quale cerca di dare il meglio di se, lo vediamo in un mirabile film francese (con musiche di sottofondo bellissime) dal titolo Les Choristes nel quale tra l’altro, noto un grande riscontro con il personaggio principale nel senso che anche lui come me, insegnava musica, lo possiamo anche vedere in un film comico interpretato da Renato Pozzetto in: E’ arrivato mio fratello dove guarda caso, il personaggio in questione era anche lui musicista e tanti altri film ancora.

 

Da quanto precede, possiamo dedurre che il contrasto tra Preside e insegnante non solo è una constante, ma è addirittura una tradizione (tanto da ispirare i registi che vogliono fare film ambientati nella scuola); sembra quasi (dico solo sembra) che il lavoro del Dirigente Scolastico sia quello di dare del filo da torcere ai suoi ex colleghi ( ex colleghi perché un tempo, anche il capo di Istituto era insegnante) i quali hanno già per conto loro, problemi di tipo professionale non indifferenti. E’ risaputo infatti che l’educazione del giovane, soprattutto se minorenne, è una cosa altamente delicata, per questo motivo l’insegnante dovrebbe avere sempre la mente lucida e una grande serenità di spirito per svolgere bene il suo lavoro di educatore, cosa che non è possibile se c’è un principio di mobbing .

 

Viene da chiedersi a volte perché esiste questo continuo contrasto fra insegnanti che ci tengono a fare bene il loro lavoro e molti Presidi (grazie al cielo, non tutti).
Se lascio libero corso alla mia fantasia, mi viene da dire: Forse ( ho detto solo forse) non sarà mica perché il mondo degli insegnanti costituisce la mente (non il potere) della popolazione, come all’epoca della Rivoluzione Francese dove nel
Terzo Stato , erano inclusi anche gli intellettuali, poveri si, ma con la capacità di ragionare autonomamente?

 

Come è facile immaginare, troppi intellettuali diventano difficili da gestire ovvero, difficile farli pensare come si vuole, a meno che la convinzione non sia a seguito di un sano ragionamento, per cui è bene mobizzarli un pochino anzi, mobizzarne il più possibile e, visto che ci siamo, anche il mondo della scuola in genere, affinché produca il meno possibile persone capaci di riflettere in modo veramente autonomo (da geni ); in una parola, la scuola non deve funzionare.

 

Queste mie considerazioni potrebbero essere solo fantasie ed elucubrazioni mentali (e sicuramente lo sono) ma se queste considerazioni sono già nei pensieri di qualcuno (del sottoscritto), chi mi assicura che non siano anche nei pensieri di qualcun altro? Di qualcun altro che magari sta al potere? E chi mi assicura che magari non speculi sulla cosa? Insomma, non si può certo negare che l’ignoranza della popolazione non faccia molto comodo a chi detiene il potere……

 

Certo è che se la dirigenza scolastica trattasse un po’ meno male il corpo insegnanti (ci si accontenterebbe di essere trattati come nel resto dell’Europa) sarebbe più facile pensare al bene piuttosto che al male.

 

 

Soddisfazioni e problemi sapientemente mixati fra loro

Il nostro professore (sempre il sottoscritto) nel corso della sua carriera scolastica, ha registrato momenti di grande soddisfazione professionale; ragazzini che non conoscevano la musica, che non sapevano leggere nel pentagramma le note musicali e nel giro di pochi mesi, erano già in grado di suonare con il flauto brani di una certa difficoltà tecnica, in gruppo con altri, leggendo lo spartito musicale.

 

Questo naturalmente nelle classi più tranquille, dove si poteva lavorare sul serio. Sovente nei colloqui con i genitori, ho avuto il piacere e la soddisfazione di ricevere congratulazioni per il mio operato .

 

Ricordo che un concertista di pianoforte e in seguito, un insegnante di musica in pensione (e altri, in momenti diversi), mi chiesero: "Ma come ha fatto ad insegnare a mio figlio a suonare? Io non ci sono mai riuscito eppure sono un concertista di piano (o insegnante di musica ecc.) insomma, voglio dire che con la musica ci so fare; credevo che mio figlio fosse proprio negato" . "No, non è negato, è solo che, come dice il proverbio "Nessuno nasce profeta in casa sua" Con lei il ragazzo ha confidenza e così la cosa non può funzionare". Conversazioni tipo questa comunque, ne ho avute più volte e devo riconoscere che mi hanno procurato molta soddisfazione personale e professionale pertanto, nella mia carriera scolastica, posso dire di aver avuto sovente delle gratificazioni.

 

Malgrado questo però, il mio rapporto con i vari Presidi con cui ho avuto a che fare, a volte è stato (tranne in alcuni casi particolari), molto difficile, complesso, ostile e alle volte, degenerato in corrispondenze epistolari protocollate, dai contenuti non certo edificanti.

 

Quello che ha avuto molta difficoltà a capire tale professore (il sottoscritto), è come mai, malgrado i risultati ottenuti nella scuola a livello di saggi musicali in cui si è incontrato un grande consenso da parte dei genitori ovvero, di quelle persone che tengono in piedi l’apparato scolastico grazie alle iscrizioni dei loro figli nell’Istituto, (se si considera che oggi il genitore può chiedere il Nulla Osta quando e come vuole e portare suo figlio altrove), fosse trattato da parte di tali Presidi (non tutti per fortuna), con tanto astio, ostilità e con evidente atteggiamento di continuo rimprovero da sfiorare il mobbing ; ostentare un atteggiamento di tollerante sopportazione per quello che faceva ossia, semplicemente il suo lavoro di insegnante di musica che consiste nel far suonare gli alunni.

 

Eppure un concerto tenuto dagli stessi alunni, nella loro scuola da non poco lustro alla scuola stessa e di riflesso, anche al capo di Istituto che in teoria, proprio per questo, dovrebbe esserne contento; questi genitori infatti, quasi non credevano ai loro occhi (e alle loro orecchie) nel vedere il loro figlio, che non si era mai interessato di musica, suonare uno strumento musicale leggendo lo spartito e non in play back …………ma invece non era così.

 

Anzi, il fatto di concedere la sala per il saggio (in genere la palestra o il Salone dei Collegi docenti), veniva fatto con un atteggiamento che lasciava trapelare un grandissimo fastidio, (mi sto sempre riferendo ad alcuni casi specifici di cui ho già accennato) ostentando una grande pazienza nei suoi riguardi, come fosse un favore personale, fatto ad un insegnante che voleva giocare e soddisfare i sui capricci .
Forse in quel momento dimenticavano che tale Professore, insegnava musica e che la cosa più naturale per uno che insegna musica, è quella di far suonare gli alunni, alla fine di un anno scolastico, in un mini concerto.

 

 

La sensibiltà, prerogativa indispensabile per un educatore

 

Secondo me, un tale modo di fare, denota una grande mancanza di sensibilità nei confronti degli alunni. Magari se c’è da esercitare il buonismo di cui si è parlato prima, tali Presidi sono molto prodighi nel manifestarlo perché quello va di moda, ma quando c’è da partecipare con i ragazzi a qualcosa a cui hanno lavorato e condividere insieme a loro quel momento particolare, momento a cui loro tengono tanto, il discorso cambia.

 

E’ facile immaginare che la sensibilità, è una prerogativa praticamente indispensabile per chi ha la pretesa di svolgere il mestiere di supervisore degli educatori e insegnanti nella scuola media ovvero, il/la Preside.

 

Grazie a Dio, questi atteggiamenti, molto poco scolastici e molto poco didattici, in fondo non mi dispiacquero più di tanto (me ne feci subito una ragione) in quanto, è la realtà a parlare, è quella che conta, ovvero i fatti. E’ la menzogna che per essere credibile, deve essere verosimile altrimenti non può esser presa in considerazione, diceva Pirandello. Infatti è meglio ricevere gratificazioni sul campo da gente che ha visto risultati stimolanti e concreti, ovvero dai genitori degli alunni che suonano, che non essere nelle maniche del/della Preside, essere trattati con mille riguardi, senza aver fatto esperienze tipo quelle accennate ed aver provato le relative soddisfazioni.

 

In effetti non sono molti gli elementi di riscontro per sapere se un insegnante è un buon insegnante o meno, perché per la sua valutazione, occorrerebbero decine e decine di anni. Ad esempio, se tutti (o quasi) gli alunni provenienti da una commissione di insegnanti dovesse finire male, allora si potrebbe pensare che tali insegnanti non siano stati all’altezza del loro compito, se invece tali alunni diventano persone positive nella società, fanno una bella carriera e cose simili, allora si potrebbe dire che i loro insegnanti abbiano un qualche merito soltanto che, per stabilire questo, occorrono come ho detto, indagini per ogni alunno divenuto adulto, di diversi anni; non credo ci sia qualcuno che abbia la voglia e il tempo di verificare questo.

 

E’ un po’ come per gli scioperi fatti nella scuola (per uscire momentaneamente dal tema); se in una fabbrica si decide uno sciopero, gli effetti si fanno subito sentire e i padroni, prenderanno subito in considerazione la cosa scendendo sovente a patti perché ci sono dei tempi, delle scadenze da rispettare.
Per verificare invece le vere conseguenze di uno sciopero scolastico, per far veramente
sentire a tutti che tale lavoro (l’insegnamento) è indispensabile, bisognerebbe aspettare almeno una ottantina o novantina d’anni.

 

Quando saremo così ritornati tutti all’età della pietra , forse sarà possibile far valere il nostro operato e di conseguenza, rivendicare i nostri diritti, è solo che……. Tornando al discorso principale, io credo che un buon insegnante si possa definire tale, quando sente in coscienza di aver dato il meglio di se e aver saputo coinvolgere gli alunni nella sua materia oltre che aver saputo mantenere ordine e disciplina, per il resto (il futuro dei ragazzi) si spera che tutto possa andare per il meglio e questo, con o senza l’O.K. di questi Presidi.

 

 

 

Arte, buon gusto e pragmatismo

L’apice delle mie soddisfazioni professionali le ho raggiunte in una scuola in cui ho avuto la fortuna di avere come collega, un’insegnante di Inglese la quale si compiaceva moltissimo del mio modo di lavorare e una Preside molto appassionata di musica, soprattutto quella di Mozart.

 

Considerando che l’insegnante di Inglese era di madre lingua perchè nata e cresciuta in Inghilterra e compiuto gli studi in tale loco quindi, con la mentalità tipicamente inglese, a volte mi sono chiesto chissà, se magari avessi insegnato in Inghilterra, essendo che la apprezzano il risultato più che la forma grazie alla loro mentalità pragmatica (un po’ come in America e nei Paesi anglosassoni in genere) forse non avrei dovuto affrontare tante montagne russe e incontrato tante difficoltà come invece è stato qua in Italia.

 

Oltre a questa collega dalla mentalità tipicamente inglese, la mia fortuna è stata anche di avere, all’epoca, questa Preside di cui si è detto, dotata di grande sensibilità nei confronti dei ragazzi, in quanto sapeva come stimolarli. Sovente, quando facevo suonare i ragazzi in classe, lei ascoltava dietro la porta e appena finito, entrava nell’aula dicendo “Ma che bravi, ma come suonano bene ecc”.

 

Ovviamente la soddisfazione degli alunni era al colmo e questo facilitava enormemente il mio lavoro; mi era sufficiente dire: “ Ragazzi, mettiamocela tutta; potrebbe essere che la Preside si trovi nei paraggi e sentire come suonate bene quando volete” che subito riuscivo a catalizzare l’attenzione della scolaresca e avere da essa il massimo della collaborazione. E’ normale che in un contesto simile, tale professore (il sottoscritto) non poteva che lavorare con il vento in poppa . In tale periodo infatti non sono state poche le cose che siamo riusciti a realizzare; in primo luogo, un bel concerto al Museo del Risorgimento, in Torino. A quanto mi è sembrato di sentire (sempre se ho capito bene), quella è stata la prima volta che una scuola media, con ragazzi che suonavano dal vivo e non in play back, si esibiva in tale luogo in gruppo con strumenti musicali e per giunta, con l’intervento della maschera di Gianduia, come rappresentante dell’Assuciasiun Piemunteisa”, e delle Giacomette.

 

 

 

Arguta osservazione

Vorrei inserire, per l’occasione, un interessante aneddoto avvenuto in tale frangente anche se, momentaneamente, usciamo dal tema; ricordo che in tale occasione la maschera Gianduia, nel suo discorso introduttivo alla manifestazione, disse qualcosa che a mio avviso, merita essere ricordato; egli disse tra l’altro: ”Quando ci chiedono come va? Noi rispondiamo “tutto O.K. tutto O.K.” e magari non sappiamo una parola di inglese invece, non ci sarebbe proprio niente di male ne di antiquato se, considerando che siamo a Torino, si rispondesse “A va bin, a va bin” oppure “Anduma bin Anduma bin” dopo tutto se siamo a Torino, è normale che ogni tanto, ci sia qualcuno che parli il torinese”. Questo piccolo commento, mi è rimasto impresso nella memoria e devo dire che il ragionamento era soltanto perfetto; credo che tutto trova le sue radici in meccanismi psicologici difficili da inquadrare.

 

Chissà perché il dialetto torinese (soprattutto il piemontese) ti da come la sensazione di un qualcosa di antiquato e obsoleto quando invece è una lingua vera e propria, come il francese e il provenzale con la differenza che il piemontese, non trovando il terreno favorevole per svilupparsi, si è ritrovato chiuso e relegato al rango di dialetto. Anche per televisione si sente sempre e soltanto il dialetto romanesco (quello non manca mai), e altri dialetti italiani, ma quello piemontese rarissime volte; perfino nel grafico meteorologico di prima serata dove vengono elencate le temperature delle città più importanti d’Italia, Torino naturalmente, non appare. Credevo che Torino, come capoluogo del Piemonte, ex capitale e motore economico d’Italia avesse la sua importanza.

 

 

 

Ambiente sereno uguale a : Creatività

Oltre a quella manifestazione, si sono fatti, in collaborazione con questa collega di inglese e di una altra collega di matematica esperta di informatica, nonché della Preside di cui si è detto, lavori in cui si sono avuti riconoscimenti a livello europeo; infatti si è vinto il primo premio LABEL Europeo nell’anno scolastico 2.002 2.003, con musiche composte dal sottoscritto, senza contare i numerosi concerti tenuti nella scuola stessa…. Purtroppo, questa Preside un bel giorno (anzi, un brutto giorno) se ne andò in un’altra scuola e così il nostro insegnante, amante della musica, del concetto platonico riguardo la musica in se stessa come mezzo educativo, promotrice di amicizia e di buon umore nonché, dei lati più positivi e piacevoli della vita (da Platone passiamo a Epicuro), si rende subito conto che, come dice il proverbio, “E’ stato bello finché è durato” ma purtroppo ora era finita….. Era finita anche perché la nuova Preside subentrata, della musica non gliene fregava proprio niente; lei preferiva soltanto urlare per i corridoi della scuola, forse per darsi un tono , facendo così sentire ai colleghi, la sua non sempre gradita presenza.

 

Sembra che una volta abbia lasciato che i ragazzi si preparassero per il saggio di fine anno; essi erano portati dalla Succursale alla Sede dai genitori (dove si tenevano le prove unicamente finalizzate al saggio musicale), si sono sopportati disagi nelle famiglie per questo, per poi non dare alla fine dell’anno scolastico, il consenso alla manifestazione trovando ogni genere di scuse, con gran dispiacere ovviamente della scolaresca e dei genitori i quali, come è naturale che sia, ci tenevano moltissimo.

 

In pratica questo professore capisce che non poteva più muoversi come voleva ( muoversi non certo per fare i suoi comodi ma per fare bene il suo lavoro) per cui, dopo un anno della nuova Preside, avendone più che abbastanza del suo Modus Operandi , chiede e ottiene il trasferimento in altra scuola di cui aveva sentito parlare molto bene; ….ahimé quando si dice la combinazione e la fortuna. In occasione di una convocazione per un colloquio con la nuova Preside della nuova scuola, gli venne riferito proprio da quest’ultima, che essa era molto amica con la Preside della scuola precedente, per cui possiamo immaginare come siano andate le cose… non troppo bene direi.

 

 

Scuola nuova, vita nuova

Malgrado la personale antipatia che provava tale Prof. verso la nuova Preside, della nuova scuola, dai modi particolarmente scostanti e antipatici anche se, bisogna riconoscerlo, non “sbraitava” nei corridoi come l’altra, nel primo anno di servizio fece fare ai ragazzi due concerti dove ottenne grande soddisfazione e grande consenso da parte dei genitori. Credeva di aver trovato finalmente (malgrado la scarsa empatia con la nuova Preside, che evitava quando poteva) il luogo in cui fare serenamente e tranquillamente il suo lavoro, non chiedeva altro; in fondo era solo questo che voleva, ma ahimé, perché fare le cose semplici quando invece si possono complicare?

 

I concerti scolastici andarono molto bene, ci furono echi positivi in questo senso che durarono a lungo, ma ecco, proprio per questo, ci fu un risvolto psicologico inaspettato, purtroppo rivolto verso il negativo che trova credo, la sua radice nella Riforma Scolastica ideata dall’allora Ministro dell’Istruzione Moratti.
Nella Riforma Moratti, in sostanza, il Preside veniva visto come il capo di un’azienda privata, come fosse un Manager, un datore di lavoro che mensilmente paga, con i suoi soldi, gli insegnanti. Dovendo parlare della Riforma Moratti, parlerò pure per un breve momento di politica, ma soltanto un poco.

 

Personalmente ritengo che il secondo governo Berlusconi non era poi così malissimo, ma credo che anche lui, all’epoca, abbia commesso un errore (come diceva un vecchio spot pubblicitario); il suo errore fu quello di trattare un ente pubblico come la scuola, con gli stessi parametri di una industria privata. Trattare un Ente pubblico come la Scuola, con parametri aziendali (produzione profitto, vendite, guadagni, reinvestimenti, ecc.) è semplicemente sbagliato. Nella scuola si produce : cultura, valori, educazione, competenze, professionalità ecc. cose molto più delicate e importanti che non una macchina o lavatrice costruite in serie (senza nulla togliere a queste ultime) e soprattutto impossibile da valutare e quantificare entro tempi brevi e prestabiliti.

 

Ecco quale fu il tallone di Achille del Cavaliere che, credo, gli costò il suo secondo governo. Per quanto mi sembra di capire, le due grandi coalizioni, destra e sinistra, non solo potrebbero convivere senza polemiche e collaborare per un unico fine ( il bene degli italiani), ma addirittura, secondo me, sono indispensabili l’una all’altra, sempre se si vuole veramente il bene degli italiani. Infatti ognuno dei due sistemi, Capitalismo e Comunismo (o attività statali) hanno delle virtù e difetti congeniti; se entrambi convivono nella stessa Nazione, i difetti degli uni, neutralizzeranno i difetti degli altri e viceversa, esattamente come in una foresta dove i batteri, dannosi alla pianta stessa che li ha prodotti, saranno utilissimi ad una pianta di altra specie.

 

 

Se in un bosco tutti gli alberi fossero della stessa specie, l’eccesso di un unico tipo di batteri, che potrebbe fare del bene ad altre piante che li non ci sono, sarà dannoso invece, alle stesse piante che lo hanno prodotto. Un tipico difetto del Capitalismo potrebbe essere messo a fuoco con questo esempio: una persona, carica di soldi, decide di comperare tutti gli articoli di un negozio, quelli che arriveranno dopo, non troveranno più nulla venendosi a creare così un certo disagio. Un tipico difetto invece delle attività statali, potrebbe essere raffigurato in una scenetta che appariva un tempo su alcune vignette satiriche in cui si vedeva, in un ristorante dello “Stato”, un cliente esclamare: “Cameriere, è un’ora che aspetto la mia bistecca” e l’altro rispondere ”Aspetta ancora qualche ora, prima o poi arriverà qualcuno” Ve lo immaginate se tutti i ristoranti facessero così?” A mio avviso quindi, i due Sistemi dovrebbero coesistere in un stesso Stato in modo tale che i difetti degli uni, vengano assorbiti e annullati dalle virtù dell’altro e viceversa.

 

Se il cameriere di un ristorante statale dovesse rispondere davvero in quella maniera, il cliente non avrebbe altro da fare che alzarsi e andare in un ristorante privato dove sarà servito come si deve; analogamente, per impedire le speculazioni a danno dei meno abbienti, lo Stato potrebbe produrre in parallelo alle ditte private, gli stessi articoli che producono quelle e in ciò che vende Lui, (Lo Stato) mettere dei limiti e regole per gli acquisti a chiunque voglia comperare, onde evitare disagi e speculazioni e rispettare così, al tempo stesso, il diritto del libero commercio e della libera concorrenza, anche fra Stato e privati.

 

A parte questa brevissima dissertazione ideologica, frutto di personali elucubrazioni mentali, decisamente è stato un grave errore, come ho detto prima, trattare un ente pubblico come la scuola, come fosse una azienda privata per i motivi detti sopra.
[Diversa è invece (forse), secondo me, la Riforma Gelmini in cui, mi sembra di aver capito, che il privato subentra nel mondo della scuola come
sponsor dando dei soldi per le strutture a condizione che in qualche modo gli si faccia pubblicità. Questa potrebbe essere una bella cosa a patto però che l’ingerenza degli sponsor influisca solo sui progetti (che in fondo sono un sopra più ) e non sui programmi curriculari veri e propri; staremo a vedere cosa succederà e…speriamo in bene]

 

Per tornare al tema, è chiaro che questo tipo di Preside, non poteva cogliere queste finezze , ma anzi, percependo che tramite la Riforma Moratti, il tutto sarebbe diventato di impronta aziendale e capitalistica, sicuramente si sarà sentita improvvisamente proiettata nel mondo dei grandi industriali che prendono, vendono, disfano, rifanno, decidono, licenziano ecc. senza tenere conto di un piccolissimo particolare: che i veri industriali, hanno enormi capitali a disposizione che danno forza alle loro decisioni e queste quindi, possono prendere forma e concretizzarsi. Questa Preside invece, poteva disporre solamente del suo stipendio e neanche di Preside, ma di incaricata e la sua autorità, malgrado il piglio che cercava di darsi, fortunatamente aveva dei limiti ben precisi.

 

Questa persona quindi, nel vedere i risultati positivi dei vari concerti scolastici, invece di essere contenta che si potevano fare queste cose, si sentì trasformata improvvisamente in qualche potente Maneger per cui ebbe la pretesa di imporre a tale professore (al sottoscritto), come fosse un suo stipendiato , un suo dipendente a cui elargiva personalmente lo stipendio al posto dello Stato, altri concerti, anche fuori dall’edificio scolastico; imporre il repertorio dei brani, senza tenere conto se i ragazzi erano all’altezza di suonarli o meno, addirittura portare la scolaresca a tarda notte, con o senza il consenso dei genitori, a manifestazioni musicali, anche molto lontano dall’edificio scolastico ( non si sa bene con quali mezzi, considerando che il permesso dei genitori non c’era), quando invece tali manifestazioni non sono assolutamente obbligatorie e si fanno solamente se l’insegnante in questione lo ritiene opportuno. Poiché il concerto di cui si sta parlando, per molti motivi, inclusi l’ora tarda e la lontananza dalla scuola, oltre al fatto che i genitori non diedero l’autorizzazione scritta, non si fece, ecco questa persona (la Preside), pretendere spiegazioni scritte del perché e del percome il concerto non si era potuto fare.

 

Sicuramente in quel momento si sarà sentita come nei panni del Direttore del teatro Regio di Torino, o della Scala di Milano, o di qualche importante TV Privata (magari canale 5) o Statale. A seguito di questo quindi, ci fu una corrispondenza protocollata piuttosto lunga e nutrita, fra il sottoscritto e la Preside perché dopo una prima risposta, ci fu una seconda richiesta di spiegazioni scritte in merito al mancato saggio scolastico, davvero una cosa ridicola. “Ricordo che all’epoca, ogni volta che mi arrivava una richiesta di spiegazioni scritte relative al saggio mancato, quasi mi divertivo essendo curioso di vedere come sarebbe finita quella “buffonata

 

Un vero Maneger (o meglio, Impresario ) che pretende una manifestazione da un suo artista, è perché ha nelle mani un bel contrattino firmato dall’interessato nel quale, tra l’altro, appare in modo molto preciso, il suo compenso (sovente, assai profumato); è di quello che si può avvalere in caso di un contenzioso generato da una eventuale mancata prestazione; se non c’è quello, ovvero il contratto, il tutto assume un aspetto piuttosto ridicolo, grottesco e patetico. Questo tipo di dirigenza scolastica, decisamente poco lungimirante e completamente avulsa da ogni forma di sensibilità e senso pratico delle cose, propone progetti, secondo me, completamenti strampalati; infatti nella scuola precedente, dove i ragazzi erano pronti per suonare (anzi, non vedevano l’ora), si erano preparati per tutto l’anno, le famiglie avevano sopportato disagi per questo motivo, non è stato loro permesso di suonare alla manifestazione musicale e questo, senza una precisa ragione; nell’altra scuola invece, dove non c’era questa grande volontà di suonare per i motivi sopra detti, tale prof. avrebbe dovuto portare comunque la scolaresca allo spettacolo e farla suonare con la forza o qualcosa del genere (non ho ancora capito come). Tale professore, oltre tutto, che già sopporta molto male le proibizioni quando sono così, gratuite, sopporta ancora meno le imposizioni anche se queste vengono fatte a seguito di certe Riforme Scolastiche tra l’altro molto impopolari.
Se un insegnante di Ed Musicale ritiene che la sua classe è in grado di partecipare ad un Concerto Scolastico, è bene lasciarlo fare, ma se vede, per mille motivi, che non è il caso, secondo me la cosa più sballata e sciocca, è pretendere che comunque questa manifestazione si faccia ugualmente.

 

 

Presidenti e Commissari

A volte capita che un Preside diventi occasionalmente Presidente e a volte, che un Professore diventi, sempre occasionalmente, un Commissario. Questo può succedere quando ci sono i Concorsi a Cattedra per tutti quelli che devono essere inseriti in Ruolo. Il Concorso può essere Riservato oppure Ordinario ; quello riservato, è riservato solamente a quelli che hanno alle spalle già diversi anni di insegnamento, quelli ordinari invece, sono aperti a tutti, anche a chi è senza esperienze di insegnamento, purché munito del titolo di studio necessario pertanto, essendoci più concorrenza, sono molto più difficili da superare.

 

Il sottoscritto, in occasione di un concorso ordinario, venne chiamato come Commissario, assieme ad un altro insegnante di Ed. Musicale, divenuto occasionalmente anche lui Commissario, per valutare i candidati di un Concorso ordinario . Allo scopo di gestire la cosa, venne pure chiamato, come è prassi in queste occasioni, un Preside proveniente da un’altra città ancora, che diventerà per l’occasione Presidente e così tutti e tre formarono una Commissione con l’incarico di gestire e valutare le prove dei candidati, il tutto coordinato da questo Preside e dai due Professori trasformati per l’occasione, in Presidente e Commissari… Anche se i titoli erano cambiati, la sostanza era sempre la stessa ovvero, questa incompatibilità di carattere o addirittura, idiosincrasia fra un Preside e il sottoscritto, dovuta probabilmente a questo mio Karma anti Presidi o anti Presidenti .

 

Infatti, da quello che sono venuto a sapere più avanti, io ero riuscito, già dal primo giorno, molto antipatico a questo Preside divenuto Presidente; praticamente nell’arco di due giorni solamente, quando ancora non erano iniziati i lavori veri e propri, già mi aveva valutato e inquadrato non certo in modo positivo. In sostanza, nel primo giorno ci eravamo contattati e presentati per recarci, subito dopo, dal Provveditore agli studi per fare le nostre rispettive conoscenze .

 

Il secondo giorno ricevemmo i candidati che erano stati sistemati in un grande salone perché svolgessero la loro prova scritta, il terzo giorno questo Presidente mi convocò in separata sede, invitandomi a dare le dimissioni perché secondo lui, parole testuali, ero l’uomo sbagliato nel posto sbagliato . Ricordo che gli chiesi “Cosa ho fatto di tanto sbagliato per essere esortato a lasciare tutto ed andarmene via” e quello mi risponde “La vedo molto spaesato e a me basta poco per valutare una persona. Ho la netta sensazione che lei non sia all’altezza di svolgere questo lavoro pertanto la invito caldamente a dare le dimissioni”.

 

Gli risposi: “La notte porta consiglio, che ne dice se la risposta gliela do domani?” “Ma certamente, ci mancherebbe; è più che giusto riflettere la cosa, però mi raccomando, domani mi dia la risposta giusta, non vorrei vedermi costretto a chiamare un Ispettore che esamini la sua posizione e il suo operato. La notte mi ha portato davvero consiglio e il giorno dopo diedi la mia risposta che era, secondo lui, quella sbagliata nel senso che gli feci sapere chiaramente che non avevo nessuna intenzione di dare le dimissioni anche perché non c’era un vero motivo per farlo.

 

A seguito di questo, andò su tutte le furie, bloccò i lavori immediatamente, tutti gli elaborati che erano pronti per essere corretti, vennero rimessi dove erano e convocò d’urgenza il Provveditore agli studi che venne con un avvocato. Dopo che si comunicò al Provveditore quanto stava accadendo, il Provveditore sospese i lavori per circa una decina di giorni, raccomandandoci di tenerci a disposizione per la chiamata in servizio non appena fosse stato trovato ed incaricato un Ispettore di esaminare quanto stava accadendo; ricordo che il Provveditore, consultandosi con l’avvocato gli disse: “ Si potrebbe incaricare la signora…. che tra l’altro è stata, in passato, una valente pianista e come tale, essendo musicista, è la più idonea a giudicare una Commissione di Concorso di musica

 

Tornai quindi nella mia città (tale Concorso si svolgeva in altro loco) in attesa di essere nuovamente convocato per svolgere i lavori non appena si fosse rintracciato l’Ispettore o meglio, Ispettrice perché era una signora. L’ispettrice fu trovata e incaricata di ispezionare la faccenda; da li a una decina di giorni circa quindi, telefonarono al sottoscritto comunicandogli che si era pronti per riprendere i lavori sotto la supervisone di questa persona.

 

Una volta che l’Ispettrice, il sottoscritto assieme agli altri membri della Commissione ci presentammo, l’Ispettrice ci convocò separatamente per capire cosa in realtà stesse succedendo. Quando venne il mio turno, ovviamente raccontai i fatti visti dalla mia ottica dopo di chè, riprendemmo la nostra attività

 

I lavori pertanto ripresero sotto la guida dell’Ispettrice la quale li seguì per un certo periodo e intanto, nel frattempo, valutava la situazione; essi (i lavori) consistevano nel correggere gli elaborati dei candidati; uno dei tre, a turno, leggeva l’elaborato dopo di che si esaminava tutti insieme la struttura del lavoro, sia come esposizione, come contenuto specifico (l’argomento musicale in se stesso) sia dal punto di vista linguistico.

 

Gli elaborati erano tanti e per correggerli tutti ci vollero, se ricordo bene, almeno una decina di giorni. Verso la fine, l’Ispettore si fece vedere solo più saltuariamente finché non venne più. Credo che avesse fatto la sua relazione finale e probabilmente, dato la sua versione dei fatti ma…..lo devo dire? Lo devo dire veramente?....certo che lo dico (perché non dovrei?)
Ovviamente non potrò mai sapere quello che c’era scritto nella sua relazione (e nemmeno lo voglio sapere) ma sembra chiaro che il suo giudizio sia stato sfavorevole non nei confronti del sottoscritto, ma piuttosto, del Presidente credo. Dico questo, perché alla fine della correzione degli elaborati, Il Presidente diede formalmente le sue dimissioni per cui i lavori si interruppero per la seconda volta.

 

Ci fu un’altra pausa di circa dieci giorni; il tempo per trovare il suo sostituto, per poi riprendere con una nuova Presidente (questa volta era una donna) con le prove pratiche ossia, canto corale, lettura della partitura a prima vista, prove di composizione ecc seguite in un terzo momento con le prove orali.

 

Ci trovammo ancora una quarta volta senza i concorrenti, per la valutazione dei titoli e così, tra una cosa e l’altra, passò quasi per intero, l’anno scolastico come pure quella esperienza che non potrò mai dimenticare.
Ricordo che durante le prove pratiche (canto corale, lettura della partitura ecc.) l’Ispettrice ci venne a trovare e naturalmente mi chiese come andava. Io le risposi che andava bene ma che avrei preferito che quello che era successo, non fosse mai successo.

 

Mi diede una risposta che ricorderò per sempre e che mi fu d’aiuto nel futuro ossia, che bisogna accettare volentieri tutte le esperienze piacevoli e spiacevoli perché tutte, soprattutto quelle spiacevoli, ci arricchiscono professionalmente; sono proprio quelle che consentono di farci le “ossa” e non solo a livello professionale ma in tutti i sensi. Devo dire che aveva perfettamente ragione; ora il mio modo di ragionare è incredibilmente cambiato e vedo le cose da un’altro punto di vista, come avessi una marcia in più.

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